Arrivare in Senegal significa farsi avvolgere da forze pure, capaci di stordire, di confondere, di farci percepire l’universo primordiale e di capire che anche noi ne siamo parte.. mescolarsi tra le solide radici di artisti che fanno vibrare la Terra della capitale, la Dakar sabbiosa della periferia infinita; significa ammirare le Acque della Provvidenza: fiumi e lagune generosi dove tra le mangrovie si scoprono paradisi ornitologici, come quelli del Parco del Sine Saloum al confine con il Gambia o del grande fiume Senegal, ad un passo dal Sahara, dove sorge la splendida città coloniale di Saint Louis; respirare l’Aria delle magiche note della kora, l’arpa africana con cui si srotolano secoli di storia; attraversare il Fuoco di Touba, la Città Santa fondata dal mistico profeta nero Bamba, della sua sacra moschea, decorata con marmi color pastello, e quello delle notti echeggianti di canti sacri e rituali di ispirazione sufi: lo spirito che si fa materia, nella trance e nella preghiera.
1° GIORNO – Arrivo in Senegal
Partenza con volo di linea per Dakar.
All’arrivo, trasferimento e sistemazione in pensione locale a Parcelles Assainies, quartiere popolare, ma molto arioso della città, e incontro con i mediatori culturali. Il Sénégal dista poche ore di aereo dall’ Italia. In arrivo a Dakar, la capitale e una delle città più importanti del continente africano, si avverte immediatamente l’aria sub-sahariana e l’euforica, colorita e calda accoglienza senegalese, la cosiddetta ‘Teranga’. Immediatamente si intuisce anche che ci si trova in una terra dove la maniera di relazionarsi tra le persone segue regole molto diverse dalle nostre. Non sarà difficile approcciarsi alla nuova cultura incontrata, i modi di comunicazione sono i più svariati, quindi non c’è da preoccuparsi in quanto i senegalesi sono dei maestri nel trovare mille modi per interagire con l’ospite straniero.
2 ° GIORNO – Dakar – mercati – isola di Ngor – mare – incontri musicali
Si parte alla scoperta della capitale del Senegal: la zona centrale si visita facilmente a piedi e ben rappresenta il volto grande, affollato, caotico, ma estremamente affascinante ed entusiasmante del continente nero. Lungo la Corniche, la lunga strada che, come suggerisce il nome, fa da cornice al mare, i negozi di artigianato locale e le esposizioni di oggetti vari (spesso in legno) appoggiati direttamente sulla sabbia si alternano con monumenti, mercati, amanti del jogging… si visiteranno alcuni dei mercati più antichi del cuore della città. Successivamente, con una breve traversata in piroga, è possibile raggiungere l’isola di N’Gor, una delle numerose isolette poco lontano dalle coste della penisola di Capo Verde, che si trova di fronte al più turistico quartiere di N’Gor. L’isola è una delle mete escursionistiche preferite dalla gioventù senegalese: al centro si trova il villaggio di pescatori Lébou, con il suo labirinto di case, la spiaggia sabbiosa, una piccola moschea e, nelle vicinanze, un minuscolo porto militare. Le spiaggette offrono ottimi luoghi di ristoro e un mare limpido dove tuffarsi in estrema tranquillità . Pranzo libero sull’isola.
Nel pomeriggio incontro con i ragazzi del gruppo Africa Matimbo e con Augustine Camara, guineano, detto ‘Pakatà’!
Nel pomeriggio ci dirigeremo verso il quartiere più multietnico di Dakar e uno dei più popolosi: Grand Yoff, dove incontreremo Pakatà, eccellente maestro djembefolà guineano, ormai in Senegal da quasi dieci anni. Egli continua nel suo progetto musicale panafricano (Africa Matimbo), mescolando nella sua grande orchestra di percussioni di diversa origine, la musica melodica di altri strumenti acustici di tradizione sia guineana che senegalese. Oltre la musica, dirige anche un assortito corpo di ballo, studiando insieme al suo gruppo coreorafie che possano illustrare, quasi si fosse a teatro, le storie antiche che ne hanno ispirato l’arte. A Grand Yoff, il quartiere più multietnico e tra i più popolosi di Dakar, ha aperto il suo atelier di strumenti, tutti rigorosamente costruiti a mano dagli artisti che si sono raccolti attorno a lui per imparare l’arte della percussione e della musica in generale e dei quali lui è il grand frèr…e dunque guida e maestro. La varietà di strumenti che costruisce è eccezionale e qui si possono trovare gli strumenti ‘professionali’ usati da chi, in fatto di musica africana, la sa davvero lunga…
Cena libera (consigliamo l’ottima cucina locale, possibile anche alla pensione dove si pernotta e a prezzi davvero ‘sociali’).
3°GIORNO – Parcelles e Grand Yoff: visita ad artigiani e artisti locali
Passeggiata tra le vie del grande quartiere di Parcelles Assainies, decisamente escluse dai circuiti turistici più tradizionali… dove negli ultimi anni numerosissimi artigiani hanno aperto le porte dei loro attivissimi ‘ateliers’: sarti, fabbri, falegnami, calzolai, parrucchieri, scultori d’ebano, tessitori, e ancora laboratori di Batiques, stamperie…e il grande mercato coperto dove i negozietti si alternano ai piccoli ristorantini o ai ‘caffè’ autenticamente senegalesi. Un’occasione per osservare l’intensa vita economica e commerciale su piccola scala che caratterizza la vita, comunque dal ritmo conviviale, di una Dakar in fermento! Pranzo libero. Relax sulla bellissima terrazza della pensione affacciata all’oceano o all’ immensa spiaggia sottostante. Possibilità di esprimere la propria creatività nell’ Atelier della casa degli artisti annesso alla pensione di Parcelles Assainies, sede dell’associazione saku Gi Music Rekk.
La sera incontro musicale con il gruppo d’arte ”L’Orchestra Baye Fall”: Max e Alioue, intrecciano le loro voci stupefacenti con il balafon di Ba koutoubo (griot guineano) e le percussioni di Ibra, uno dei piu’ talentuosi djembefola africani. Accompagnati dai cori dei molti amici artisti baye fall, nelle loro canzoni esprimono la loro fede in Dio e verso i loro profeti. Si tratta di uno dei numerosissimi gruppi che in Senegal crea la ‘Music Fall’, cioè la musica ispirata alle storie e agli insegnamenti dei loro ‘uomini santi’, Bamba e Mam Cheik Ibrah Fall. Un’interpretazione artistica moderna che si rifà ai più tradizionali e solenni canti sacri – gli Zykr – che da più di un secolo i baye fall (baye in Wolof significa padre) offrono a Dio durante rituali di ispirazione sufi e che ancor oggi echeggiano nelle notti senegalesi. In questo caso, le musiche e le melodie vengono arricchite dai testi portatori di messaggi, che si può dire siano dei veri e propri vangeli orali dai temi sociali molto moderni che mirano ad educare la comunità ad una vita più sana e attenta al prossimo.
Cena libera e pernottamento alla pensione.
4°GIORNO – Somone – relax in spiaggia o alla laguna –
Lasciamo la capitale percorrendo la Petite Côte verso sud fino al pacifico villaggio di pescatori di Somone, situato tra il blu dell’oceano e le mille sfumature di ocra, rosso e verde della terra, dei campi di miglio, di cous cous e delle centinaia di secolari baobab. Somone è uno dei luoghi dove le bellezze naturali si trovano a “portata di passeggiata”, come la sua splendida laguna di mare, contornata da mangrovie e costellata da isolotti di conchiglie, diventata dimora di molti pellicani, cicogne e altre svariate specie di uccelli acquatici. Nei pressi si trovano diverse capanne dove alcuni pescatori propongono succulenti pranzi a base di aragoste e pesce a scelta…non ancora pescato!!
Cena e pernottamento in campement con bungalows.
5° GIORNO – Somone – giornata in libertà
Somone è il posto ideale dove potersi muovere anche individualmente e intrapprendere belle escursioni, le guide saranno pronte a orientarvi tra le varie possibilità; come un’ escursione di una giornata a piedi alla vicina Popenguine: villaggio situato su di una falesia a picco sull’oceano. Dopo il guado della laguna di Somone, si proseguirà costeggiando l’oceano e le spiagge deserte dove si incontreranno solo molti uccelli acquatici e i gentilissimi pescatori dell’ originale villaggio di Guerao. Arrivati alla spiaggia di Popenguine, intatta distesa di dune considerata la spiaggia più bella del Senegal del nord, ci sarà tempo per un bagno nell’oceano. Poi ci si arrampicherà facilmente sulle pareti color ocra e rosso bordeaux della falesia, e dalla cima si potrà ammirare sia la distesa di colline coperte dalla tipica flora del Sahel, sia l’immensità azzurra acqua-cielo, visibile all’occhio umano, del nostro pianeta!
Oppure si può partire per una più breve ma più mistica esperienza a bordo di un calesse nella foresta sacra della zona. La foresta confina a nord con la laguna di Somone e proprio in prossimità delle mangrovie lagunari si ha accesso a questo vasto parco, silenzioso e imponente come i suoi maestosi alberi secolari: i Baobab. Gli unici rumori qui sono gli zoccoli del cavallo e il cigolio delle ruote di legno del calesse, condotto da ragazzi molto agili ed esperte guide del luogo. Arrivando all’ “Allabi”, terra considerata mistica dagli africani (…e non solo), popolata esclusivamente da baobab, si attraversano i campi di arachidi e di cous cous, per giungere al Baobab Sacro, il cui tronco orizzontale, scavato all’interno, è diventato un rifugio per contadini o viandanti di passaggio. L’orizzonte, come il più delle volte in Africa, è a 360°, e la profondità dello spazio assume un ruolo fondamentale alla percezione dei sensi.
6° GIORNO – Mbour e i Griot – Fadiouth – Palmarin
Da Somone ci dirigiamo ancora piu a sud, senza lasciare l’orizzonte dell’ Atlantico, per raggiungere il piccolo villaggio di Palmarin, sul delta dei grandi fiumi Sine e Saloum, a circa 150 chilometri da Dakar. Lungo il tragitto, sosteremo nella vibrante cittadina di Mbour per un magico incontro con la tradizionale famiglia Griot dei Cissokho. I griot sono la casta dei musicisti africani; griot si nasce, non si diventa, e ogni nuovo nato in una famiglia griot apprende l’arte dal proprio padre, dai fratelli maggiori o dagli zii più anziani. In passato ogni re, ogni famiglia importante possedeva il proprio griot personale che ne cantava la storia e ne tesseva le lodi, oltre a raccontare le vicende più significative del paese. La figura del griot è riconosciuta ancor oggi solo che molti di loro, trovatisi a vivere in una realtà divenuta urbana, hanno abbandonato l’arte per guadagnarsi la vita in altro modo.
Esistono comunque ancora delle famiglie che, nel rispetto della tradizione, hanno mantenuto il loro mestiere antico e, oltre ad essere abilissimi costruttori di strumenti, vengono invitate quando c’è da animare una serata o una festa, come matrimoni, battesimi, feste private. Una di queste è la famiglia dei Cissokho, di origine Mandinga i cui numerosi componenti hanno appreso tutti a cantare, ballare, e soprattutto a suonare uno strumento.
Pranzo con la famiglia.
Si continua verso sud fino a Joal-Fadiout. Fadiout, l’”isola delle conchiglie”, si chiama così perché il villaggio è stato costruito su di una montagna di gusci di molluschi, mangiati e gettati fino a formare un’isola, da generazioni di degustatori di mitili. Non solo le strettissime vie sono fatte di conchiglie, ma pure le case sono costruite con fango e conchiglie. L’isola è abitata da molte famiglie cristiane di etnia “Sérère” ; un ponte di legno collega Fadiout, incastonata in una grande laguna a nord del Siné-Saloum, alla terraferma dove sorge il villaggio gemello di Joal. Un secondo ponte di legno collega l’isola a un’altra isoletta dove sorge il cimitero in cui cristiani e musulmani vengono sepolti gli uni accanto agli altri. Su un banco di fango poco distante si noteranno delle palafitte utilizzate come granai e agili piroghe che si aggirano solitarie per sparire poi dietro le mangrovie. Arrivo in serata a Palmarin.
Pernottamento e sistemazione in pensione completa in campement locale.
7° – 8° – 9° GIORNO – Palmarin – Delta del Siné-Saloum
Situata a nord del Parco Nazionale del Delta del Siné-Saloum, sulla lingua di terra che porta a Dijffère, Palmarin è una località pittoresca ai bordi dell’oceano, paradiso di palme a cui deve il suo nome, costituita da quattro villaggi. Palmarin è abitata da una comunità Sérère. Qui la vita scorre ancora secondo i ritmi tradizionali: gli uomini si dedicano soprattutto alle attività agricole grazie alla natura esuberante della regione e alla pesca, mentre alle donne è riservata l’estrazione e la raccolta del sale. Donne che, riunite in associazioni di quartiere, sono sempre pronte ad animare le feste con la loro musica e le loro danze, soprattutto ad incitare gli atleti durante i frequenti tornei di lotta tradizionale: arene notturne infuocate di polvere dove fisicità e forza esplodono in perfetta bellezza. Oltre a momenti di relax sulla splendida spiaggia e a incontri con la comunità rurale grazie a cui si può entrare nell’Africa ancora pura, non contaminata da influenze esterne, sarà possibile effettuare un’escursione in calesse nella savana tra le lagune dell’alto Siné-Saloum, e in piroga per visitare alcune isole del Parco Nazionale, dove si potranno scoprire le tecniche di lavorazione dei molluschi, (quali le ostriche)che da secoli le donne perpetuano. Il Parco del Delta del Siné-Saloum copre una superficie di 180.000 ettari ed è stato classificato Riserva della Biosfera dall’UNESCO nel 1981. Regione splendida e selvaggia costituita da lagune, mangrovie, foreste, savane e cordoni sabbiosi che si intrecciano e offrono un habitat naturale popolato da numerosissime specie di uccelli e da una ricca fauna marina.
Pernottamento in pensione completa al campement locale (se si effettueranno le escursioni il pranzo sarà sottoforma di bivacco, organizzato dall’ottima cuoca del campement; possibile escursione con pernottamento in tenda e bivacco in una delle isole più incantevoli e remote del parco – a una nuotata dal Gambia!).
10° GIORNO – Touba: la Città Santa fondata dal mistico profeta nero Ahmadou Bamba
Lasciamo il rigoglioso delta del Saloum per penetrare la savana senegalese in direzione nord-est. Percorreremo duecento chilometri panoramici attraverso le regioni agricole di Fatik e Diourbel, terra dei Peul e dei Serère, dove le mandrie di zebu’ e i campi coltivati a miglio, angurie o fiori rossi di karkadè… si alternano alle pianure rade, spiritate dai soli e imponenti baobab, per raggiungere la regione dei Baol Baol, con le sue piantagioni di arachidi e la sua “capitale”: Touba!
Se, come ci auguriamo, entrerete in stretto contatto con la popolazione locale, non mancherete di notare l’ampio spessore spirituale di questo popolo. La Città Santa per i musulmani senegalesi, detti Murid, è Touba. Saranno le guide locali, i musicisti con cui viaggerete, a narrarvi le vicende e gli insegnamenti dei due uomini santi che hanno dato vita a questa confraternita agli inizi del secolo scorso, ossia Cheikh Ahmadou Bamba e Mame Cheikh Ibrah Fall, le cui immagini non mancherete senz’altro di notare ovunque voi siate. A Touba, oltre ad ammirare la splendida moschea, si puo avere l’occasione di assistere a serate religiose, ricche di canti e balli animati, o ascoltare per tutta la notte gli Zykr, i canti sacri dei baye fall. La città di sera o di mattina è certamente più vivibile e dunque, non volendo saltare questa esperienza, è indispensabile pernottare in città una notte. L’unica possibilità di pernottamento è essere ospitati nelle case dei capi spirituali, ossia i discendenti dei due profeti. Talvolta le abitazioni sono luoghi un po’ spartani dove ci si può coricare su materassini disposti l’ uno accanto all’altro in una o più sale messe a disposizione. Le toilettes sono quelle usate dalla famiglia, dove gli ospiti stranieri hanno sempre accesso privilegiato e spesso esclusivo!
Cena e pernottamento a Touba.
11° GIORNO – dintorni di Touba: i “Dairah” – Saint Louis
Lasciando Touba visiteremo uno dei numerosi “Dairah” dove i baye fall e le jae fall (le donne, jae in wolof significa madre) vivono in comunità: spazi aperti a tutti dove si apprende la vita nei suoi piu molteplici aspetti, si prega, si lavora. Molti di questi villaggi furono fondati tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento da Mame Chiekh Ibrahima Fall, primo discepolo e servitore di Bamba, ossia colui che ne ha diffuso il messaggio divino. Tra le case di paglia o di mattoni capita sovente di incontrare anziani baye fall, dai lunghissimi dread loks (Ndjegn) bianchi che ancora lavorano o cantano e ballano. Le comunità di baye fall e jae fall vivono seguendo i criteri predicati da Bamba; tutte sono legate ai rispettivi capi spirituali, e secondo una gerarchia molto precisa, da un vincolo di servitu’ chiamato Ndiguel, presupposto necessario per imparare a essere umili e a servire il prossimo. Sarà interessante osservare, anche se per poco, come si svolge la vita in questi particolari villaggi, dove tutto quello che c’è viene condiviso e dove ci si sveglia al mattino al canto sacro dei Xin, i tamburi simili ai sabar, che “parlano la lingua di Dio” o quando durante la notte si accendono fuochi e iniziano le processioni danzanti…
L’ispiratore di questo modo di vivere è Mame Cheikh Ibrah Fall al quale Bamba chiese di cantare il nome di Dio al posto della recitazione delle consuete preghiere, com’è prassi nel sufismo, e allo stesso tempo di dedicarsi alla società attraverso il lavoro e le azioni di solidarietà.
Altri duecento chilometri di savana in direzione nord-ovest separano Touba dalla nostra prossima tappa, a tratti il paesaggio sembra desertico. Attraverso il Sahel senegalese arriveremo alla foce del fiume Senegal che segna anche il confine con la Mauritania e il Sahara. Proprio dove il grande fiume si getta nell’oceano Atlantico c’è un’ isola dove un tempo sorse il villaggio di N’dar, fondato da un contadino che, dopo molti affanni, vi trovo’ un pozzo d’acqua dolce e vi si stabili’ con la sua famiglia. Il villaggio di N’dar, che è il nome dell’anfora di terracotta che contiene l’acqua da bere, era distinato a diventare la città di Saint Louis.
Arrivo in tarda serata, cena e pernottamento in un albergo sull’isola.
12° GIORNO – Saint Louis, la città del grande fiume Senegal
Fort Saint Louis è stato il primo insediamento francese in terra senegalese. Diventò presto la capitale delle nuove colonie francesi, fino al 1958, quando tutto l’apparato amministrativo fu spostato a Dakar. L’ aspetto della cittadina differisce dalle altre città senegalesi per la sua architettura e per i suoi esempi d’ ingegneria ottocentesca, ereditati dalla colonizzazione europea, come il ponte Fadherbe, che la collega alla terraferma.
Dopo una rilassante colazione sulla deliziosa terrazza dell’ albergo si parte alla scoperta della città. Si può procedere a piedi ma è decisamente più fresco e comodo salire a bordo degli ombreggiati calessi proposti da un’iniziativa di chi in Senegal si occupa di Commercio Equo e Solidale. Ci sarà anche una guida locale, “françoisement formé”, che illustrerà i luoghi storici e gli avvenimenti ad essi legati.
Fu costruita tra il XVIII e il XIX secolo e si presenta come un miraggio sbiadito nell’ attuale paesaggio culturale senegalese. Le vie della storica e romantica città si intersecano ad angolo retto un po’ decadenti e sornione e fanno da tappeto a palazzi vuoti dai “nostalgici” balconi in ferro battuto, come per non dimenticare i tempi “gloriosi” della storia passata. Dal versante occidentale dell’isola, altri due ponti collegano Saint Louis alla lingua di sabbia che separa il fiume dall’oceano. Qui si trovano i quartieri popolari di “Gueth N’Dar” e “N’Dar Tout”, decisamente più vivaci. Soprattutto Gueth N’dar, il quartiere dei pescatori, una specie di termitaio squarciato e in continuo fermento. Labirinto di case basse, collegate l’una all’altra da minuscoli cortili e corridoi densamente popolati; lungo le sue vie principali: panni stesi, bancarelle, pentole sul fuoco, recipienti di plastica colorata, frotte di bambini e capre e…, come pronte a salpare da un trampolino obbligatorio, centinaia di piroghe guardano in faccia la malasorte per scacciarla, aspettando il loro turno adagiate sulle acque ocra del grande fiume. E’ in questi quartieri che si trovano i mercati più autentici e dinamici. Molti prodotti vengono dalla Mauritania, come tessuti, argento e gioielli. Pranzo libero e pomeriggio in libertà per raggiungere i mercati più interessanti visti durante la visita panoramica o per esplorare indipendenti. Se si prosegue verso sud si raggiunge la foce del fiume (a trenta chilometri) e il Parco Nazionale de “la Langue de Barberie” caratterizzato dalla presenza di mangrovie e uccelli acquatici. Se ci si dirige verso nord, a pochissimi chilometri, ci si trova in Mauritania.
La sera, dopo la cena in albergo, si potrà uscire ad ascoltare un po’ di jazz nei rinomati locali dell’isola o … cercare la musica dal vivo in qualche celebrazione degli abitanti dei quartieri popolari.
Alcuni musicisti senegalesi hanno definito la regione di Saint Louis “l’Arizona senegalese”. I suoi abitanti mescolano le rispettive culture al di là e al di quà del fiume fondendo le ispirazioni del deserto alle più ipnotiche percussioni Toukouleur o alle dolci melodie accompagnate dalle chitarre tradizionali dei Peul (Halam) che vivono lungo tutta la valle del fiume.
13° GIORNO – Saint Louis e dintorni – libero per escursioni o relax
Nei dintorni di Saint Louis si trovano due tra i parchi naturali più interessanti del Senegal, come quello di Djoudj che sconfina in Mauritania e considerato la terza riserva ornitologica al mondo o il Parco Nazionale Lagunare de “La Langue de Barbarie”, più a sud, lungo la foce del fiume Senegal. Entrambi sono raggiungibili in auto da Saint Louis e quelo di Djoudj è aperto solo durante la stagione secca: da novembre ad aprile.
14° GIORNO – Lago Rosa – Dakar
Il lago Rosa: A breve distanza dalla capitale e a sole tre ore a sud di Saint Louis si trova il singolare e salatissimo Lago Retba, o lago Rosa. Durante le ore più calde del giorno le sue acque si riscaldano e assumono una colorazione magenta dovuta alla presenza di particolari microrganismi che vengono attirati in superficie dalla luce del sole. Nella piccola salina sulla sponda meridionale del lago, il sale viene raccolto dagli abitanti del posto nelle acque poco profonde, caricato sulle barche, ammucchiato e messo in vendita sulle sponde del lago. Nei pressi ci sono deliziosi ristorantini dove godersi un’ultimo pranzo all’ombra dei banani, ammirando il romantico spettacolo colorato. Si potrà provare un’ultima particolare esperienza facendo il bagno nelle salatissime acque dipinte di rosa o, chi preferisce, starsene spaparazzati sulle sdraio di paglia ai bordi del lago in attesa di ritornare, tra poche ore, alla frenetica vita europea!!
Verso il tramonto si prosegue per Dakar, dove resta ancora un po’ di tempo in libertà per un ultimo incontro, forse più consapevole, con le sue vie, i suoi mercati, la sua gente, i suoi odori, suoni, colori… la brulicante vita della città sempre in movimento.
Cena alla pensione di Parcelles con possibilità di rinfrescarsi prima del trasferimento in aeroporto per la partenza con volo di linea per l’Italia.
Pernottamento a bordo.
15 °GIORNO
Arrivo in Italia
BENE A SAPERSI
Viaggio in regioni poco battute, occorre preventivare eventuali disguidi e ritardi.
Per ragioni tecnico-operative, l’itinerario potrà essere invertito o modificato dalla guida sul posto se ritenuto necessario e nell’interesse del gruppo. Altri cambiamenti potranno essere apportati sul posto dall’accompagnatore o dalla guida locale anche per quanto riguarda gli incontri con gli artisti e le comunità ospitanti.
Il pernottamento sarà effettuato presso pensioni locali e campement con capanne dal tetto di paglia/bungalows, in sistemazioni sempre accoglienti. A Dakar, a seconda della disponibilità, l’alloggio potrà essere in pensioni/alberghi scelti appositamente per immergersi nella cultura locale e favorire l’incontro con gli artisti che vogliono preservare le loro tradizioni, valorizzandole, e le comunità locali. Si tratta di strutture d’alloggio in genere semplici, essenziali, ma sempre pulite e dignitose. I servizi possono essere privati oppure in condivisione con al massimo gli occupanti di un’altra stanza doppia riservata al gruppo.
A Touba si alloggia in albergo, situato a Touba Mbacké, in quanto nella Città Santa non ci sono strutture ricettive. Se si desidera si può cogliere l’interessante occasione di essere ospitati nelle case delle famiglie dei capi spirituali, aperte a chiunque chieda o abbia bisogno di ospitalità. In questo caso ci si dovrà un po’ adattare, anche alle maniere di comportamento, particolarmente dense di convenevoli, ma sarà per una sola notte, e speriamo che sia magica! A Saint Louis il pernottamento è previsto in albergo situato nel centro storico/commerciale delle città; oppure, in base alla disponibilità, in bungalow, sempre con bagno privato, situati sulla spiaggia di fronte l’oceano, oltre l’isola sul fiume Senegal, collegata alla terra ferma in entrambi i lati da diversi ponti. Tutte zone percorribili a piedi.
In ogni altra località si alloggia in campement. Si tratta di piccole strutture, molto accoglienti, dove si dorme in bungalow e/o capanne di paglia arredate con gusto in stile afro, tutti dotati di servizi privati.
Sono tutti situati sulla spiaggia di fronte all’oceano, in zone adatte alla balneazione.
A Somone, sulla Petite Cote, si alloggia in bungalow affacciati all’oceano. La vasta spiaggia dorata proprio di fronte al campement cede gradualmente il passo a un tuffo nelle tiepide acque dell’oceano. Poco oltre i pescatori sono alle prese con le loro piroghe e le voci dei bambini che giocano si dileguano nella brezza che rende l’atmosfera silenziosa e quieta. L’albergo è gestito a livello famigliare, ottimo vitto e cura nel servizio.
A Palmarine, nel delta del Sine Saloum, si alloggia in bungalow situati tra la savana e la spiaggia deserta, in mezzo alla natura, dove gli animali domestici vivono liberamente, tantissimi sono i cavalli, e dove molteplici varietà di uccelli variopinti costruiscono i loro nidi. L’oceano di fronte al campement è balenabile. La struttura comprende anche un’ampia sala da pranzo, aperta al dolce clima e ai colori della natura, dove vengono serviti la colazione e gli ottimi pasti.
L’itinerario è effettuato con mezzi locali privati, affittati ad hoc per il gruppo o il singolo viaggiatore, e/o pubblici (minibus, traghetto), percorrendo strade in zone pianeggianti, in parte asfaltate, in parte in terra battuta, ma comunque sufficientemente agevoli.
Utilizzare i mezzi di proprietà locale è una scelta precisa e consapevole della nostro associazione ed è mirata a sostenere e favorire l’economia locale, cercando, al tempo stesso, di offrire sempre il migliore servizio possibile ai viaggiatori.
Alcune tappe sono lunghe e impegnative e possono dunque risultare faticose, specie nel periodo delle piogge, quando alcune strade sono talvolta inagibili e costringono a deviazioni. Talora ci sono controlli a qualche posto di blocco che possono essere lunghi e richiedono quindi pazienza.
Ci teniamo a precisare che il noleggio di mezzi a disposizione esclusiva dei viaggiatori, per tutta la durata dell’itinerario, a scapito dei trasporti pubblici collettivi, è stata una scelta dovuta, onde evitare troppi ritardi e affaticamenti dati dall’eccesso di affollamento nei ‘garage-stazioni’ e del loro appiccicoso smog delle ore più calde.
Per tutta la durata dell’itinerario (a esclusione dei voli Italia-Senegal-Italia), i gruppi saranno accompagnati da una/due guide locali parlanti francese, inglese e anche italiano (oltre a 4 o 5 lingue etniche locali…). I viaggiatori saranno assistiti anche dal mediatore culturale Vania Fedato.
Per informazioni riguardo alle quote in base al numero di partecipanti scrivere a vania@viaggisenegal.it
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