Viaggi in Senegal

Turismo responsabile in Senegal

Senegal

settembre 2, 2009

Senegal-bandieraIl Senegal. Un paese che oltre ad essere stupefacente con le sue lagune, coste oceaniche deserte e foreste mistiche di baobab, è uno degli stati dell’Africa nera più pacifici e più facilmente penetrabili dal punto di vista sociale e culturale. Confina con Mauritania, Mali, Gambia, Guinea, Guinea Bissau e con l’ Oceano Atlantico. A questi luoghi sono legate le sue vicende storiche e da questi luoghi iniziò anche il rapporto tra bianchi occidentali e neri d’Africa, attraverso viaggi esplorativi tramutatisi in spedizioni di guerra e conquista. Oggi, sottoforma di programmi di sviluppo economico globale le popolazioni africane e il loro territorio vengono ancora sfruttati. Noi, nel nostro piccolo, speriamo di creare opportunità di incontri umani tra occidentali e africani attraverso viaggi di pace, per la conquista di un futuro più equo per tutti, anche dal punto di vista economico.

Saku gi in lingua wholof, la più parlata in Senegal, significa acquisire conoscenza ed esperienza per diventare più saggi. Secondo noi questi sono i presupposti che dovrebbero motivare ogni partenza.

POPOLAZIONE

I Wolof: rappresentano il gruppo etnico principale del Senegal, circa il 43% della popolazione. Prendono nome dalla regione di Lof, sede del regno Jolof, waa-lof significa gente del Lof. Sono fortemente urbanizzati (vivono per 1/3 in città) e hanno quasi un monopolio nell’amministrazione e nella modernizzazione dello stato. Loro è la lingua più diffusa e loro è anche la coltura dell’arachide, altra determinante culturale del paese, così come la loro appartenenza all’Islam, e in particolare alla confraternita Mouride. Distribuiti in tutto il paese, si concentrano nella parte occidentale della zona delimitata dal fiume Senegal a nord, e dal fiume Gambia a sud.

I Sérère: sono il secondo gruppo etnico del paese (15% circa della popolazione) e risiedono nella zona del Siné-Saloum. Originari della Mauritania, si sarebbero spinti verso sud nel XII secolo per sottrarsi all’avanzata dell’Islam; sono infatti rimasti prevalentemente fedeli ai propri culti tradizionali e sono meno aperti dei wolof alle influenze della cultura occidentale, rimanendo in gran parte legati alle proprie tradizioni culturali, fra cui la pratica della medicina tradizionale.

I Peul: chiamano se stessi Fulbe ed erano chiamati Fulani nei paesi francofoni. Erano anticamente un popolo di pastori e costituiscono oggi il 13% della popolazione del Senegal. Molti di loro sono rimasti animisti e continuano la vecchia vita nomade nel Ferlo, andando e venendo attraverso le frontiere del Senegal come abitatori cosmopoliti di tutta l’Africa Occidentale.

I Toucouleur: rappresentano il 9% della popolazione e abitano la regione del Fouta-Toro, lungo il fiume Senegal. Culturalmente e linguisticamente sono affini ai Peul. Sono stati i primi africani sotto il Sahara a convertirsi all’Islam e vivono di agricoltura, anche se, a causa della siccità e della miseria, molti di loro sono stati costretti a emigrare verso sud o all’estero.

I Diola: i vari gruppi Diola rappresentano il 7% della popolazione e sono originari della Basse Casamance, dove vivono da secoli coltivando riso rosso e bianco con tecniche autenticamente africane, alimento fondamentale, simbolo di ricchezza e soggetto privilegiato delle offerte agli spiriti. Per il loro spirito anarchico sono rimasti isolati dal resto del Senegal e, con i Sérère, sono l’etnia che ha maggiormente aderito al cristianesimo.

I Lébou: sono emigrati, come i Sérère, dalla Mauritania per stabilirsi sulla penisola di Cap Vert. La loro attività principale è la pesca e sono famosi per la temerarietà con cui affrontano in piroga le onde dell’Atlantico. Sono noti anche per le tradizionali cerimonie nel corso delle quali i malati di mente si sottopongono alle cure dei guaritori, che si svolgono nel villaggio di Yoff.

Appartenenti al gruppo mande sono: i Mandinka (5%), discendenti dei fondatori dell’antico regno del Mali, sono dispersi in numerosi paesi dell’Africa Occidentale; i Malinke (3,5%), occupano tutto il Senegal orientale, ad esclusione del dipartimento di Bakel, abitato dai Soninké (1,5%).

TERRITORIO

La varietà delle regioni naturali è uno degli aspetti più interessanti del Paese, anche se dal punto di vista morfologico si tratta di un’unica vasta pianura, movimentata solo da qualche rilievo a sud-est, le propaggini settentrionali del massiccio guineano del Fouta Djalon. Con le sue steppe, le sue basse savane e i primi lembi della foresta pluviale, il Senegal segna il trapasso dai territori dell’Africa sub-sahariana e saheliana all’Africa guineana, in pratica dall’Africa bianca all’Africa nera. Facendo riferimento soprattutto alle diverse aree climatiche, alla distribuzione delle precipitazioni, alla natura dei suoli e alle zone vegetali, si possono distinguere in Senegal sei grandi regioni naturali:

Il Waalo: la fascia costiera settentrionale, nei pressi del basso corso del fiume Senegal. E’ quanto rimane della “terra verdeggiante” e delle “ricche praterie” viste dagli esploratori del XVII e XVIII secolo. Il graduale processo di desertificazione e l’irregolarità delle piogge costituiscono un grave problema per l’agricoltura e l’allevamento, ma le piene del fiume fanno di questa una delle regioni agrarie più ricche del paese, rendendola però solo parzialmente visitabile durante l’hivernage.

Il Ferlo: è la fascia a sud del fiume Senegal, una steppa arida semidesertica, battuta da un vento secco e rovente proveniente dal deserto che spinge le sue sabbie oltre il fiume – “il deserto non si arrende al Grande Fiume” dicono i pastori-poeti Peul che abitano questa regione. Questo è anche il regno della savana, punteggiato dai grandi baobab che dominano il paesaggio.

La costa: un vero e proprio mosaico di spiagge che da Saint-Louis si estende fino al sud del Paese, interrotto dalla penisola vulcanica di Cap Vert dove si trova il porto naturale di Dakar. All’estremità della penisola si allunga la Pointe des Almadies, il punto dell’Africa più vicino all’America; non casualmente, dall’Ile de Gorée, prospiciente Dakar, partiva nei secoli XVI-XIX la tratta degli schiavi.

Il Siné-Saloum: dopo le spiagge della costa a sud di Dakar – detta Petite Cote – fino ai confini della Gambia, si apre la verdeggiante regione del Siné-Saloum, una delle più affascinanti del Senegal, dove mare e terra si alternano in una ragnatela di canali, isole sabbiose, dune, piane secche e paludi. E’ il regno delle mangrovie, un intricato tappeto di basse fronde ritorte, che scivola sull’acqua segnando i meandri dei bolongs.

L’Alto Gambia: è una regione isolata dal resto del paese, a causa delle sue caratteristiche orografiche e naturalistiche. Un paesaggio collinare e lievemente ondulato, dove le piogge tendono ad aumentare e la vegetazione si fa più folta.

La Casamance: è una lunga striscia di terra stretta a nord dall’enclave gambiana e a sud dalla Guinea Bissau, di cui la più affascinante regione è quella del delta del fiume omonimo, detta Basse Casamance, il cuore verde del paese, con paesaggi di risaie e palme e favolose spiagge.

BREVE BIBLIOGRAFIA DEL TURISMO RESPONSABILE

I libri da consigliare sono davvero molti, per fortuna, ma qui ci limiteremo a dare una selezione che possa introdurre il viaggiatore agli approcci del turismo responsabile e ai luoghi di destinazione del viaggio che sta per scegliere o che ha scelto: l’Africa Occidentale, e in particolare il Senegal. Da questa prima lista di titoli, il lettore potrà spaziare a molti altri libri, suggeriti dagli autori stessi e che riguardano i molti aspetti del mondo del viaggio, da quelli pratici a quelli spirituali e psicologici.

  • Senegal, storia, economia e risorse, società e tradizioni, arte e cultura, religione di Papa Saer Sako – della serie ‘ l’arca, conoscere per conoscerci ‘ edizioni Pendragon.
  • Andare a quel Paese, vademecum del turista responsabile, di Duccio Canestrini – feltrinelli traveller –
  • Non sparate sul turista, di Duccio Canestrini – Bollati Boringhieri
  • Avventure in africa, di Gianni Celati
  • Toubab, una danzatrice sulla via dei tamburi di Katina Genero Madrigal. Ananke.
  • Diario Dogon, di Marco Aime – Bollati Boringhieri
  • Taxi Brousse, di Marco Aime – stampaalternativa
  • L’incontro mancato, di Marco Aime – Bollati Boringhieri